DRAMMATICA LA SITUAZIONE DELL’INFANZIA.

Occorre fare molto di più per l’infanzia e l’adolescenza. E’ questa la conclusione della recente conferenza nazionale tenutasi a Napoli e che ha lanciato un grido d’allarme sulla condizione drammatica in cui versano i fanciulli nel nostro Paese.

Sono ben un milione e 700mila (il 23% della popolazione infantile) coloro che vivono in condizioni di disagio e di questi oltre il 61% ha meno di 11 anni e nel 72% vive nel Sud.

Sono ben 30.000 i minori vittime di adescamento ad opera di pedofili: ciò richiede una rete sociale di protezione che abbia quali protagonisti la famiglia e la scuola anche al fine di fornire l’indispensabile aiuto al numero sempre maggiore di utilizzatori dei nuovi media (rete internet, cellulari).

Sono molte le cause che rendono preoccupante la situazione dell’infanzia  in Italia ed in particolare nel nostro Mezzogiorno.

Se aumenta in generale il numero dei figli di coppie separate (circa un milione, rappresentando il 9,4% del totale mentre era il 6% dieci anni fa), se ormai un bambino su quattro è figlio unico, se al Centro-Nord i minori con entrambi i genitori lavoratori ha superato da tempo il 50%, è il Sud ancora una volta a registrare il 61,3% dei fanciulli che vivono in povertà assoluta su un totale di 610.000 in Italia (il 6% della popolazione infantile. Ed è sempre nelle regioni meridionali che esiste un enorme divario dell’utilizzo dei servizi: la mensa nella scuola primaria raggiunge solo il 20% contro il 60% del Centro-Nord e la situazione non cambia se consideriamo gli asili nido, le biblioteche e le palestre.

Per ragioni esclusivamente economiche è sensibilmente maggiore al Sud il numero di chi è costretto a privarsi di beni e servizi quali il vestiario il cinema e le attività sportive.

Tra i numerosi dati emersi nella Conferenza uno ci ha particolarmente colpito: il rendimento scolastico dipende ancora dall’estrazione sociale dei genitori (tra coloro che hanno conseguito la licenza media con “ottimo” il 13,1% proviene da famiglie operaie rispetto al 28,7% in caso di genitore dirigente/imprenditore).

Ciò vuol dire che la scuola non riesce ancora a svolgere una funzione di riequilibrio delle disuguaglianze.

La situazione descritta non può non allarmare. Richiede infatti una svolta nella politica del Governo e delle Regioni  per potenziare adeguatamente i servizi socio-educativi dedicati all’infanzia, per sostenere efficacemente  le famiglie colpite dalle nuove povertà. Richiede anche che nella stesura dei piani sociali di zona un posto di rilievo sia riservato a quegli interventi in favore dei minori, dei disabili, delle fasce più deboli,  in grado di realizzare una reale inversione di tendenza.

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