L’ASSISTENZA DOMICILIARE E’ IL PROBLEMA DELLA SANITA’.

L’ASSISTENZA DOMICILIARE E’ LA CENERENTOLA DELLA SANITA’. OCCORRE ATTUARE L’INTEGRAZIONE OSPEDALE-TERRITORIO SPECIE IN FAVORE DEI DISABILI.

 

E’ vero che l’Italia, a detta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha uno dei migliori sistemi sanitari a livello mondiale (basti pensare al grande dibattito in corso negli Stati Uniti sul tema ed ai tentativi di Obama di rivedere il sistema sanitario americano che fa acqua da tutte le parti).

Se ciò è vero, c’è un aspetto che negli ultimi tempi ha visto un progressivo peggioramento: l’assistenza domiciliare, vittima dei tagli alla sanità:

Da più parti si insiste nell’affermare che la necessaria riorganizzazione sanitaria deve puntare alla deospitalizzazione ed al potenziamento della medicina del territorio.

 Ebbene, secondo gli ultimi dati, riferiti al 2008, resi noti dal Tribunale dei diritti del malato, sono sempre di più coloro che lamentano un peggioramento della qualità dell’assistenza; in particolare il 49% dei cittadini bisognosi di assistenza domiciliare che costretta a spendere mille euro al mese per l’acquisto di medicine, tutori o altri presidi.

I servizi resi dalla ASL sono assolutamente insufficienti, tanto che una famiglia su quattro deve ricorrere ad una badante, con una spesa che può toccare i tremila euro mensili.

Vittime del sistema sono specialmente gli adulti con grave disabilità nel 30,4% dei casi, i malati cronici nel 29,1% e gli anziani dimessi dall’ospedale nel 21,5%.

Le denunce più numerose riguardano l’assenza totale di un supporto psicologico nel 84% delle situazioni e della terapia del dolore 82%. Particolarmente lunghi sono, poi, i tempi di attesa (sino a due settimane) per carrozzine, materassi, etc.

D’altra parte è sempre più difficile entrare nei programmi di assistenza domiciliare pressocché riservati agli anziani ed ai pazienti oncologici terminali.

Se consideriamo che nel 2008 solo lo 0,2% dei malati viene dimessa dall’ospedale con l’attivazione dell’assistenza domiciliare integrata e la stessa percentuale con ospedalizzazione domiciliare, lo 0,5% con trasferimento in residenze sanitarie assistenziali e lo 0,9% in strutture riabilitative, che in pratica il 90% dei pazienti viene semplicemente dimesso per tornare a casa, il quadro della situazione è ben chiaro: il principio della continuità assistenziale e dell’integrazione ospedale-territorio è ben lungi dall’essere attuato.

Tagliare la spesa improduttiva è un conto, lasciare senza assistenza è un altro. Ciò vale specie da noi, dove vanno liberate nuove risorse per una diversa, reale assistenza sul territorio.

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