SPECIALE DROGA L’ETÀ DEL PRIMO SBALLO A 13 ANNI

Non esiste quasi più il tossico di una volta, quello col laccio legato all'avambraccio e l'occhio vitreo che s'incontrava negli angoli bui delle stazioni. “Non c'è più il buco”, la droga oggi è faccenda pulita. Ci sono la pasticca e/o la sniffata, preferibilmente durante il fine settimana “si vive meglio”. L'età del primo sballo s'è abbassata fino – in alcuni casi – a 13, 14 anni. Sta andando largamente di moda la “poliassunzione” (varie droghe più caffè più alcolici, tutto insieme in poche ore). E quasi più nessuno si considera “dipendente”. Col risultato che le morti per overdose sono diminuite, ma sono aumentati i danni (spesso irreversibili) al cervello e alla psiche senza parlare dei fiumi di droga e alcol.

Un fenomeno di cui si torna a parlare solo quando muore qualcuno o quando ci sono fenomeni di delinquenza legati alla dipendenza. Poi, la coltre del silenzio ma nessun ambiente ne è esente, nessuna famiglia può dire di esserne al riparo. E sì, perché la sofferenza non colpisce soltanto chi cade nella trappola delle droghe, dell’alcool o di disastrosi incidenti stradali, anche i genitori, gli amici e le persone care soffrono la loro pena quotidiana vedendo il loro congiunto o il loro amico consumarsi e precipitare nella dipendenza e nella morte con la sensazione di non poter fare nulla per impedirgli di farsi male e distruggersi.

La soluzione e scegliere con persone competenti il migliore approccio al problema, ed intraprendere un percorso che individui le vere ed effettive cause e le vada a risolvere alla radice, o meglio ancora sarebbe lavorare nell’ottica della riduzione del danno o del recupero del tossicodipendente agendo prima che il problema si verifichi.

Il disagio spesso si genera in un spazio povero di legami, di possibilità di confronto e di potenziamento e di capitale sociale e fondamentale diventa il ruolo della sensibilizzazione e l’individuazione precoce di situazioni a rischio.

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