DISABILITÀ INUTILI RIMPALLI TRA ASL E INPS. DOMANDE AGGRAVAMENTI E REVISIONI .. COMUNQUE A PAGARNE LE SPESE SONO SEMPRE GLI INVALIDI

Ostacolare il riconoscimento di un diritto che in un momento così delicato permetterebbe ai disabili e alle loro famiglie di alleggerire il carico economico che inevitabilmente comporta lo stato di disabilità, è una vera ingiustizia.

Tanto più se andiamo a quantificare a livello economico di quale diritto si stia parlando in particolare la pensione per gli invalidi civili totali, l'assegno per gli invalidi civili parziali e l'indennità mensile di frequenza per i minori, è di euro a 279,47 euro, sempre che non si superino i limiti di reddito. Mentre per l'indennità di accompagnamento, che ricordiamo spetta solo agli invalidi civili totali, è pari a 515,43 euro. "Per un invalido che magari vive solo o ha un figlio a carico – dichiara Michele Caradonna Presidente Provinciale di Bari dell’ANMIC – vivere con 279 euro è un vero miracolo. Ogni giorno sentiamo storie di persone che non riescono più a pagare l'affitto, che non possono sottoporsi a visite mediche a pagamento, che non possono pagare le medicine e sono costrette ad accontentarsi di ausili (pannetti e traverse) di materiale scadente o non conforme alle proprie esigenze perchè quegli importi sono davvero assurdi.”
Un’ accertamento in fase di commissione di invalidità più attento, magari dedicando qualche minuto in più nell’analisi della documentazione presentata, porterebbe come risultato un verbale che rispecchi meglio la reale situazione di disabilità del richiedente il diritto, evitando o quanto meno limitando il numero dei ricorsi presentati e riducendo i tempi per l’erogazione del beneficio economico.
Il risultato che emerge, non è riferito solo alla tempistica relativa alla definizione del verbale d’invalidità ma a quanti verbali vengono successivamente impugnati, attraverso il ricorso, in quanto il verbale non rende giustizia alle reali condizioni della persona. Un altissima percentuale dei ricorsi, infatti, viene vinta dai ricorrenti che nel frattempo vedono le proprie condizioni peggiorare.

“Il mancato beneficio del riconoscimento o il ritardo nel quale viene riconosciuto a seguito del ricorso –conclude Caradonna- danneggiano ulteriormente le condizioni precarie del paziente che invece necessiterebbe già da subito di poter accedere ai benefici economici e giuridici.”

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