SORVEGLIANZA SANITARIA. PAGANO-ANMIC: “I LAVORATORI DISABILI NON SIANO DISCRIMINATI” – ANMIC

Il presidente nazionale ANMIC: “Qualche azienda chiede loro di mettersi in malattia. Il medico competente assicuri la sicurezza ai più fragili. Possibile il ricorso alla Commissione della Asl”

ECCO ALCUNE NOVITÀ INTRODOTTE

Tra le novità introdotte dai decreti del Governo per l’emergenza Covid-19 (prima il dl Cura Italia, poi il dl Rilancio), ci sono novità che avranno un impatto significativo sulla vita quotidiana delle persone con disabilità. La sorveglianza sanitaria sul lavoro è uno dei temi fondamentali e più importanti, soprattutto per chi soffre di immunodeficienza o ha altre patologie, anche di natura oncologica. “Naturalmente – spiega il professor Nazaro Pagano, presidente nazionale ANMIC – è importante che l’approccio avvenga in completa sicurezza, tale da salvaguardare la salute del lavoratore disabile. In questa fase ci troviamo in una situazione abbastanza nuova. Anche l’INAIL ha emanato nuovi indirizzi proprio perché il datore, pubblico o privato, possa attuare una serie di misure”.


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SORVEGLIANZA SANITARIA

Uno specifico articolo del decreto Rilancio prevede che, per garantire lo svolgimento delle attività da parte dei disabili, i datori di lavoro debbano assicurare una sorveglianza sanitaria adeguata. “Possiamo essere soddisfatti per queste disposizioni – afferma Pagano – anche se è stata sostanzialmente riprodotta una disciplina simile a quella che già c’era. Verificheremo come la sorveglianza sarà esercitata dal medico competente, il quale, in estrema sintesi, dovrà accertare la compatibilità tra le mansioni assegnate e le condizioni di salute del lavoratore”.

IDONEITÀ DA NON SOTTOVALUTARE

Il medico competente, la cui presenza, in un’impresa privata o nell’amministrazione pubblica, è obbligatoria, può concludere la valutazione sull’idoneità del lavoratore disabile in diversi modi. “Può confermare – spiega Pagano – la piena idoneità alla mansione assegnata, e quindi in questo caso non cambia nulla. Può anche stabilire una idoneità parziale e temporanea. Nella fattispecie, per consentire al lavoratore di proseguire l’attività si può destinare la persona ad altre mansioni inferiori, equivalenti o superiori. Questo è un aspetto fondamentale per le persone con disabilità che a volte si scontrano con l’impreparazione dei datori. Ci preoccupa fortemente il fatto che in alcune realtà venga consigliato ai disabili di mettersi in malattia. Va combattuta questa forma di discriminazione”.

INIDONEITÀ – POSSIBILE RICORSO

Nei casi accertati di inidoneità temporanea da parte del medico competente sarebbe più adatto mantenere il diritto alla retribuzione. “In tal caso – approfondisce Pagano – sarebbe del tutto inutile il ricorso all’articolo 26 del decreto Cura Italia che riconosce la inidoneità temporanea e prevede anche lo status di ricovero ospedaliero. In generale, lo scenario che si prospetta non è per nulla rassicurante per i lavoratori con disabilità o con altre condizioni morbilità o quantomeno è assai confuso. Rammento che contro una decisione del medico competente è possibile ricorrere a una specifica commissione dell’ASL”.

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Fonte ANMIC24

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